Tristezza

Tristezza.

Tristezza ed Emozioni.

Sei triste quando i tuoi slanci vitali vengono repressi. Accetta con dignità i limiti insiti  nell’ essere umano. Affronta con coraggio le delusioni e rilanciati positivamente con il suo contrario, la gioia.

Provi tristezza in condizioni normali, soffri molto in gravi eventi e nelle perdite affettive.
La tristezza ti può distruggere nel lutto.
Le emozioni sono indispensabili per la nostra psiche e diventano  unità vitali con il suo partner il corpo.

Siamo per natura indissolubilmente psicofisici.  Il benessere dell’uno si riflette nell’altro e lo anima, il malessere contagia l’altro e  lo devitalizza. In questi campi dinamici mal gestiti può nascere la tristezza.

La tristezza è un vissuto psicologico che non fa bene ma non è patologica, la depressione sì.
Se non abbiamo cura dei nostri sentimenti , difficilmente possiamo costruirci una personalità positiva e vincente e resistere alla vita reale coi suoi problemi belli,  ma anche brutti.

Il terzo millennio.

Il terzo millennio inizia con terremoti emozionali di paura.  Dobbiamo reagire con coraggio e positività, per non cadere nel panico e pessimismo, pensando ad un futuro catastrofico.

Lo shock planetario  da spavento, dei singoli e dell’umanità, può divenire una forma estrema di emozione negativa e distruttiva come  una catena di esplosioni atomiche.

Polso, respirazione e anche la coscienza ne possono risentire negativamente.
La gioia interiore solleva e libera i cuori appesantiti dalla tristezza.

Friedrich  Schiller definì la gioia “ scintilla divina” perché ci rende interiormente liberi, felici e ci riscalda il cuore e dà senso alla vita, sempre troppo breve anche se centenaria.

Tristezza.

La tristezza è una emozione falsa,  una amica di cui non ci possiamo fidare anche quando è carezzevole e  languida sirena emozionale, tristezza fisiologica, trasfigurazione poetica.

Se la tristezza dura per lunghi periodi e diventa cronica, allora si trasforma in depressione, impotenza operativa, emozionale, isolamento  sociale, con seri problemi lavorativi, di salute e di relazione.
Si ama allora il buio, l’inattività, il rimanere in casa,  adoratori del letto e del divano, della televisione,  dello smartphone, del tablet, di WhatsApp, dei social networks.
Si diventa piano piano anaffettivi, apatici, sgradevoli, persone da evitare perché luttuose.

Non ci consola il sapere che esiste una cultura della tristezza.  Filosofi, poeti, pittori, scrittori, musicisti, registi  e tant’altri ne hanno fatto un business con molti seguaci ieri e oggi.
Vogliamo consolarci con un’opera davvero sublime?  Ecco a vostra disposizione

Fryderyk Chopin, Romanza  “ Tristezza/ Tristesse“ , Studio Op.  10 n. 3 per pianoforte!

Dalla Tristezza alla Gioia.

 La regola d’oro del  Touch.  Abbiamo un corpo e un’anima.  Il corpo è manipolabile direttamente, l’anima è più fluida e a volte imprendibile.

Occorre affetto corporeo per sé e per gli altri, autostima, determinazione, sorpresa d’azione, innovazione, voglia di vivere.  E  così la tristezza va via come  la nebbia ai raggi del  sole. 

Quando vi è tristezza spesso  vuol dire che l’intimità affettiva è compromessa dalla mancanza di relazione corporea.  

Esistono ancora i baci, gli abbracci, le carezze, il fare del buon sesso o ci  siamo tutti trasformati in robot senz’anima?

Il corpo ha il suo linguaggio.  L’aumento dei battiti cardiaci, del ritmo respiratorio, della tensione muscolare, del ridere, dell’esplosione emozionale, della liberazione dei suoni e delle parole, l’accensione dei sensi, il “febbrone”,  sono tonificanti e vitalizzanti quando viviamo meravigliose avventure di gioia e d’amore, anche con l’aiuto dei gratuiti  testosterone e degli ormoni !

Respirando ritmicamente e passionalmente euforici, i petti si alzano, si alza il morale e non solo.

Se tristi, malinconici, schifati di noi e del  mondo, i petti si appesantiscono, hanno un “macigno” sopra, la respirazione è solo di sopravvivenza fisiologica, c’è “ambascia”. Stiamo male nel corpo e nell’anima.

I sintomi tossici.

Questi stessi sintomi diventano tossici, produttori di tristezza, di panico, di depressione, di apatia esistenziale,  di autolutto vitale  quando siamo amanti più dei cimiteri,dei volti smunti e cadenti, del piangersi addosso, della mania di persecuzione, coltivatori di rabbia e risentimenti, che  delle mozzafiato cascate argentine e brasiliane di Iguazù, delle Dolomiti, delle sognanti spiagge caraibiche, di un prato, di un bosco, di uno sguardo radioso di una bella donna o di un bambino.

Se la tristezza rimane in noi anche quando osserviamo  i bambini gioiosi ad un parco giochi o ci infastidiscono e ci rattristano i clowns del circo, allora siamo proprio messi  male!

Il linguaggio del corpo, se ben vissuto, è metalinguaggio dello spirito.

Quando riusciamo ancora a ridere in modo esplosivo e incontrollato come nello starnuto, allora i nostri polmoni fanno il pieno di ossigeno pompato fin dal diaframma al cervello.

Esso così rigenerato  ci dà  vita, sangue caldo, benefiche vampate cardiocircolatorie, immaginazioni e fantasie creatrici positive e…….tristezza addio! Chapeau alla gioia!

Pensatori positivi e critici.

Per loro il tema della tristezza era un piatto afrodisiaco. Molti di questi erano filosofi.

Friederich Nietzsche:  spalleggiato anche da Richard Wagner,  ha sviluppato alcuni concetti quali il nichilismo attivo, la morte di Dio, la demitizzazione, lo “scacco”, lo “ smacco”, lo sberleffo ( sneer )esistenziale.

Soren Kierkegaard:  sensi di colpa, l’ossessione del peccato, l’ironia graffiante, la disperazione, l’angoscia, la tristezza, il fallimento. Suo padre fu un lettore di Christian Wolf, maestro di Kant.

Arthur Schopenhauer:  sviluppò il concetto del forte pessimismo, del relativismo esistenziale. Sostenne che la condizione umana è insoddisfacente  e dolorosa e che i desideri emotivi sono insufficienti per una piena felicità.

Pensatori “ gioiosi “:  ne cito solo alcuni. Henri Bergson  e Pierre Teillhard de Chardin,  con i concetti positivi dello“ slancio vitale”,  “L’evoluzione creatrice”  e dell’energia  meravigliosa degli esseri umani e della natura. Coraggiosamente elaborano  una rivisitazione della scienza e dell’antropologia culturale. Sono stati pensatori della gioia di vivere e nemici della tristezza.